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Putting path drill

 

 

Tutti i miei allievi ben sanno quanto considero importante il putting, così fondamentale da poter attribuire ad esso i miei successi e, purtroppo qualche volta, le mie sconfitte. Puttare bene è davvero importante, ed è proprio per ciò che dedico all'allenamento di questo colpo quasi più della metà del mio allenamento complessivo.

Quando sono via dal Circolo dove normalmente mi alleno, anche per giocare un Torneo... non ho a disposizione molto spazio da poter portare con me gli aggeggi disponibili comunemente nel mercato per migliorare il proprio swing o, più semplicemente, il proprio putting.

E' proprio per questo motivo che eseguo di frequente l'esercizio che vi sto per descrivere. Ricerco infatti una superficie del putting green dove il terreno sia abbastanza in piano, senza pendenze. Posiziono così nel terreno due shaft paralleli tra loro ed in linea con la buca.

E' mio dovere tuttavia precisarvi che utilizzo questo esercizio per i putt ad una distanza non superiore ai tre metri dalla buca: quelli più cruciali, importanti. Questo accorgimento lo devo anche al fatto che all'aumentare della distanza, dovrò necessariamente aumentare il movimento: maggiore è lo swing e meno a lungo la linea di tiro si muoverà la traiettoria del mio putter che seguirà un andamento che mi piace definire "ellissoidale".

Proprio perchè il fulcro della mia azione motoria non si trova sopra alla palla ma è leggermente in posizione più arretrata rispetto alla stessa, più lungo è lo swing che il mio putter dovrà compiere e più lo stesso seguirà una traiettoria interna - dritta - interna rispetto alla linea di tiro, con la faccia del bastone che tenderà conseguenzialmente ad aprirsi e successivamente a chiudersi rispetto alla sua originaria posizione. Vi ribadisco tuttavia ancora una volta che questo andamento è la naturale conseguenza della posizione del mio sterno (il fulcro dell'azione motoria) rispetto alla palla nel set-up.

 

Come potete notare, la distanza dei due bastoni che ho posizionato nel terreno non è corrispondente a quella della faccia del bastone: tra gli shaft e la testa del mio putter metto infatti dei tees in modo tale da poter eseguire un colpo nel quale la traiettoria sia il più a lungo possibile dritta ed in linea con il bersaglio. Per un putt corto, questa prerogativa è decisamente essenziale.

Non troppo distante dalla palla ed indietro rispetto all'obbiettivo, posiziono un ulteriore tee in modo da essere costretto ad eseguire uno swing non troppo lungo e dispersivo indietro e, di conseguenza, in accelerazione attraverso l'impatto con la palla. E' infatti noto che il putting richiede decisione prima che precisione.

Nella foto che vi ho riportato qui a lato, vi faccio vedere mentre alleno Manuela nel corso di una nostra recente Clinic.

Oltre a non avere le idee chiare, Manuela era inconsistente nel suo putting per un allineamento del corpo non parallelo alla linea di tiro e così anche per una traiettoria che la portava a tagliare la palla con conseguente mancanza di ripetitività del punto di contatto.

Grazie a questo esercizio, Manuela ha migliorato il suo allineamento e così anche la traiettoria lungo la quale ora muove il suo putter.

C'è voluto un bel pò di allenamento ma i tre putt sono scomparsi dal vocabolario e qualche bella "siringa" è finalmente arrivata.

L'esercizio non richiede costosi investimenti in "swing aid" ed è efficace se ripetuto con costanza. Nei putting green del Tour ho trovato parecchi colleghi che si allenavano così e, semplicemente emulando quanto altri già facevano, ho anch'io migliorato il mio putting e così pure le mie performance. Provateci anche voi, in fondo non è così difficile!

 

 

edito da Federico Bisazza ©