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Con
Niccolò
Bisazza,
giovane
professionista
degli
Alberoni a
Venezia,
inauguriamo
oggi una
nuova
rubrica in
collaborazione
con i
maestri
del
Triveneto.
Con loro
cercheremo
di
sciogliere
alcuni
nodi della
tecnica
golfistica
per
renderli
accessibili
a tutti.
Con
Niccolò
iniziamo
parlando
di un
equivoco
comune,
quello che
confonde i
concetti
di "ritmo"
e di
"tempo".
- C'è
un po' di
confusione
attorno a
queste
parole...
«Durante
le
occasioni
nelle
quali ho
potuto
osservare
i grandi
campioni
giocare,
ho sempre
constatato
che il
loro swing
oltre ad
essere
efficace,
presenta
un ritmo
costante
ovvero
privo di
accelerazioni
o
decelerazioni
improvvise.
Molti
golfisti
tuttavia
confondono
i concetti
di tempo e
ritmo. In
realtà
tali
concetti
appartengono
a quel
principio
fondamentale
dello
swing da
molti
sottovalutato,
ma che
invece
riveste
notevole
importanza:
il
timing».
- Ma
che cosa è
allora in
concreto
il
"ritmo"?
«Il ritmo
può essere
definito
come la
cadenza
con cui un
determinato
movimento
viene
eseguito.
In musica,
a titolo
esemplificativo,
esistono
diverse
cadenze:
il valzer,
il rock &
roll e
così pure
nella
classica
possiamo
trovare
motivi
allegri,
lenti o
moderati.
E'
evidente
che ogni
giocatore
ha il suo
personale
ritmo. Ciò
però di
cui
bisogna
essere
assolutamente
contrari
nell'esecuzione
di uno
swing da
golf è un
improvviso
cambio di
cadenza
tra
l'azione
di carica
e quella
eseguita
successivamente
sino
all'impatto
con la
palla».
- In
che cosa
si
differenzia
il "ritmo"
dal
"tempo"?
«Mentre il
ritmo è la
cadenza
con cui un
gesto
viene
svolto, il
tempo può
invece
essere
definito
come la
quantità
materiale
di tempo
entro il
quale un
gesto
viene
svolto:
un'ora, un
minuto, un
secondo
che è
circa la
media di
tempo che
intercorre
dall'inizio
dello
swing
all'impatto
della
testa del
bastone
con la
palla».
- In
quali
situazioni
agonistiche
il
giocatore
tende a
perdere il
proprio
timing?
«Quando il
colpo che
dev'essere
eseguito
riveste
un'importanza
particolare,
può
capitare
di
rivolgere
la propria
attenzione
su
determinate
fasi
meccaniche
dello
swing che
invece
dovrebbero
essere
considerate
al campo
pratica.
In tali
circostanze
l'azione
svolta può
risultare
con un
timing
diverso da
quello
ottimale
e, come
conseguenza,
si possono
verificare
degli
errori
nella
corretta
sequenza
dei
movimenti
con colpi
completamente
diversi da
quelli
sperati».
- Ma
perché
allora in
campo
pratica è
più facile
mantenere
il ritmo
rispetto a
quanto
accade sul
percorso
di gioco?
«Perché in
campo
pratica
una volta
trovato il
giusto
timing di
esecuzione,
la
ripetizione
continua
del gesto
facilita
il suo
mantenimento.
E' sul
percorso
però che
occorre
prestare
più
attenzione».
- Quale
può essere
un
esercizio
per
migliorare
il proprio
timing?
«Ricordo
sempre a
tale
proposito
lo
scomparso
Payne
Stewart il
quale
soleva
ogni tanto
praticare
con un
metronomo
impostato
a sessanta
che è
appunto la
cadenza
del
secondo.
L'esercizio
consiste
nell'iniziare
il
movimento
a un tocco
del
metronomo
per poi
colpire la
palla al
tocco
successivo.
Non è
determinante
tuttavia
l'impostazione
del
metronomo
a una
determinata
cadenza
visto che
ognuno di
noi ha il
proprio
ritmo
personale;
ciò che
più
interessa
invece è
ripetere
il più
possibile
uno swing
con la
cadenza e
il tempo
necessario
all'esecuzione
del gesto
ottimale.
In tal
modo la
sequenza
di
esecuzione
sarà senza
dubbio più
semplice
ed il
vostro
swing avrà
più
facilità a
produrre
ciò che
desiderate:
tirare
meno colpi
possibili».
Giuliano
Sadar |