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Il Timing

Questo mese vi riportiamo un articolo uscito sul Gazzettino del 19 maggio a pagina 16 e relativo ad uno dei più importanti principi fondamentali dello swing: il Timing.

Niccolò Bisazza: «Il segreto è andare a tempo con il proprio ritmo di gioco»

Con Niccolò Bisazza, giovane professionista degli Alberoni a Venezia, inauguriamo oggi una nuova rubrica in collaborazione con i maestri del Triveneto. Con loro cercheremo di sciogliere alcuni nodi della tecnica golfistica per renderli accessibili a tutti. Con Niccolò iniziamo parlando di un equivoco comune, quello che confonde i concetti di "ritmo" e di "tempo".

- C'è un po' di confusione attorno a queste parole...

«Durante le occasioni nelle quali ho potuto osservare i grandi campioni giocare, ho sempre constatato che il loro swing oltre ad essere efficace, presenta un ritmo costante ovvero privo di accelerazioni o decelerazioni improvvise. Molti golfisti tuttavia confondono i concetti di tempo e ritmo. In realtà tali concetti appartengono a quel principio fondamentale dello swing da molti sottovalutato, ma che invece riveste notevole importanza: il timing».

 

- Ma che cosa è allora in concreto il "ritmo"?

«Il ritmo può essere definito come la cadenza con cui un determinato movimento viene eseguito. In musica, a titolo esemplificativo, esistono diverse cadenze: il valzer, il rock & roll e così pure nella classica possiamo trovare motivi allegri, lenti o moderati. E' evidente che ogni giocatore ha il suo personale ritmo. Ciò però di cui bisogna essere assolutamente contrari nell'esecuzione di uno swing da golf è un improvviso cambio di cadenza tra l'azione di carica e quella eseguita successivamente sino all'impatto con la palla».

 

- In che cosa si differenzia il "ritmo" dal "tempo"?

«Mentre il ritmo è la cadenza con cui un gesto viene svolto, il tempo può invece essere definito come la quantità materiale di tempo entro il quale un gesto viene svolto: un'ora, un minuto, un secondo che è circa la media di tempo che intercorre dall'inizio dello swing all'impatto della testa del bastone con la palla».

 

- In quali situazioni agonistiche il giocatore tende a perdere il proprio timing?

«Quando il colpo che dev'essere eseguito riveste un'importanza particolare, può capitare di rivolgere la propria attenzione su determinate fasi meccaniche dello swing che invece dovrebbero essere considerate al campo pratica. In tali circostanze l'azione svolta può risultare con un timing diverso da quello ottimale e, come conseguenza, si possono verificare degli errori nella corretta sequenza dei movimenti con colpi completamente diversi da quelli sperati».

 

- Ma perché allora in campo pratica è più facile mantenere il ritmo rispetto a quanto accade sul percorso di gioco?

«Perché in campo pratica una volta trovato il giusto timing di esecuzione, la ripetizione continua del gesto facilita il suo mantenimento. E' sul percorso però che occorre prestare più attenzione».

 

- Quale può essere un esercizio per migliorare il proprio timing?

«Ricordo sempre a tale proposito lo scomparso Payne Stewart il quale soleva ogni tanto praticare con un metronomo impostato a sessanta che è appunto la cadenza del secondo. L'esercizio consiste nell'iniziare il movimento a un tocco del metronomo per poi colpire la palla al tocco successivo. Non è determinante tuttavia l'impostazione del metronomo a una determinata cadenza visto che ognuno di noi ha il proprio ritmo personale; ciò che più interessa invece è ripetere il più possibile uno swing con la cadenza e il tempo necessario all'esecuzione del gesto ottimale. In tal modo la sequenza di esecuzione sarà senza dubbio più semplice ed il vostro swing avrà più facilità a produrre ciò che desiderate: tirare meno colpi possibili».

Giuliano Sadar

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