Paura e Coraggio

14 gennaio 2011

Paura e Coraggio

La paura

Abbiamo già visto nella scheda dedicata al controllo emozionale che le emozioni (e non solo) possono essere assimilate alle stanze di una casa; in una ci sta la fiducia, in un’altra il coraggio, in un’altra ancora l’invidia, in un’altra la paura, in un’altra la tristezza e così via.

L’esempio appena fatto potrebbe essere utile per capire che non è vero che non si può cambiare e che, invece, spesso subiamo le circostanze e il nostro carattere. In ormai 30 anni che mi interesso di training mentale ho constatato che il passo più difficile, per un persona, non è, come comunemente si pensa, quello di credere che si possa cambiare, ma è accettare di provare ad entrare in un’altra stanza, rispetto a quelle dove generalmente si soggiorna e vedere poi, se nella nuova stanza ci si trova bene o meno.

Le emozioni sono le nostre forze motrici, ci possono aiutare a salire e raggiungere le mete che ci siamo prefissati o inabissarci fino al totale fallimento, a seconda del controllo che riusciamo ad avere su di esse.

Secondo Napoleon Hill, tre sono le paure principali presenti nella nostra vita: paura della povertà, paura della critica e paura delle malattie; altre tre, paura di perdere l’affetto di una persona cara, paura di invecchiare e paura della morte sono una conseguenza delle prime tre.

Nello sport, la paura è un’emozione presente praticamente sempre. Personalmente, diffido di chi dice “io non ho paura di niente”; in questi casi, l’interlocutore o vive in un altro mondo (e quindi non ha niente a che fare con i “terrestri”) o è completamente scollegato da se stesso (e quindi è inutile un qualsiasi approccio).

Non sto affermando che bisogna vivere e giocare con paura; al contrario, la paura può essere trasformata in energia e in emozione positiva, ma per farlo, bisogna prima di tutto riconoscerla.

Qualche anno fa avevo tra gli allievi del Corso di Dinamiche della Mente e del Comportamento un pilota di caccia; durante una pausa del corso, il pilota mi disse che prima di salire sull’aereo, lui “doveva” avvertire quel senso di paura che gli faceva sentire le “farfalle nello stomaco”. Rimasi stupito, perché pensavo che un “jet man” fosse immune dalla fastidiosa e condizionante emozione della paura; “guai se non provo un po’ di paura quando salgo sull’aereo; vorrebbe dire che la mia mente è da un’altra parte, non lì; ma quando sono salito sull’aereo, la paura si trasforma in coraggio e determinazione”  - concluse il pilota.

La stessa cosa, le “farfalle nello stomaco” prima di salire sul palcoscenico, viene riferita dagli attori più celebrati; ricordo ancora, in un filmato che tempo fa vidi di un noto cantante, la tensione di cui egli era preda poco prima di salire sulle scale che lo portavano sul palco dello spettacolo e di come, partita la prima nota della prima canzone, il volto del cantante iniziò a trasmettere emozioni ben diverse da quelle di poco prima, ai piedi della scaletta.

In tutte queste situazioni, così come in quelle in cui noi comuni mortali incappiamo più o meno quotidianamente e quando siamo nel campo da golf, l’importante è “non scappare” e ricordarsi che contro la paura c’è un antidoto potentissimo e praticamente infallibile: è il coraggio, che al pari della paura è un’emozione che tutti conoscono; l’unica differenza è che lo si usa poco e che ci si abitua, ad un certo punto, a subire e a farsi governare dalle circostanze, che vengono determinate da qualche forma di paura.

Per il coraggio, non ci sono cure o consigli particolari, perché la decisione di avere coraggio è qualcosa di intimo e personale, che nasce tra “sé e sé”, lontano dalla folla e dai rumori.

Più di ogni parola e commento su come il coraggio può essere utile per vincere qualsiasi forma di paura, può essere utile il brano qui sotto riportato, che fa parte del materiale di didattico del Corso di Assertività Laterale; anche se sono piuttosto restìo a parlare di argomenti e distribuire materiale che fanno parte dei Corsi proposti dall’ Istituto di Dinamiche Educative Alternative, è anche vero che ben può esserci la classica eccezione che conferma la regola, soprattutto in casi, come questi, che potrebbero servire, magari anche a una sola persona, a decidere di andare a vedere cosa c’è “al di là della paura”.

Buon gioco.

Carlo Spillare

Il coraggio

Come mai la vita della maggioranza degli uomini è controllata da circostanze piccole ed insignificanti? Mi rattrista vedere le persone perdere le cose buone e grandi che hanno a portata di mano e che potrebbero essere loro con nient’altro che un “piccolo atto di coraggio”; sto parlando del cosiddetto “uomo medio”.

Egli ha così poca stima di sé stesso che non può fidarsi dei propri pensieri e dei propri giudizi e, in ultima analisi, deve contare su fonti esterne per ogni decisone. Questo è l’uomo governato dalla massa. E’ colui che arriva a un certo grado di successo solo quando si trova sulla cresta dell’onda generata da altri, pochi eccezionali individui autonomi. E’ colui che ha un atteggiamento positivo fintantoché si trova alla presenza di individui positivi, ma che lasciato solo, ritorna sulle sue posizioni negative. E’ colui che vende la primogenitura (e cioè l’impegno nei confronti del proprio pensiero) per paura di ciò che egli pensa possano pensare gli altri di lui. Questi è l’uomo che sta eretto solo se sostenuto dalle azioni della massa, ma è terrorizzato dal silenzio della propria presenza.

E’ il tipo di uomo che segue le corrente e teme di guidare gli altri. E’ colui che nasconde le proprie azioni sotto un manto di nobiltà, giacché la sua disonestà gli impedisce di trattare con la verità e la realtà. E’ colui che definisce “sleale” la vita che gli passa accanto senza curarsi di lui.

Questi è l’uomo guidato dalle circostanze.

I forti creano circostanze che servano i loro bisogni e i loro desideri. Se voi siete uomini soggetti alle circostanze, la cura per tale malattia è il coraggio.

Il coraggio è la più bella di tutte le espressioni umane. Il coraggio, secondo me, è “un’azione in barba alla paura”. Abbiamo solo bisogno di coraggio quando abbiamo paura; il che significa che abbiamo quasi sempre bisogno di coraggio, perché abbiamo quasi sempre paura di qualcosa.

Ho scoperto che la paura diventa viltà quando si trova a confronto anche con un solo piccolo gesto di coraggio e che, inoltre, il “muscolo” del coraggio si rafforza con l’uso.

Il consiglio che do a me stesso è: “Fa’ ciò che temi e continua a farlo finché non avrai più paura, e diventerai allora il padrone del tuo destino”.

Ho studiato le gesta grandi e piccole degli uomini e ho studiato gli uomini grandi e piccoli.

In tale studio compaiono molte differenze, ma tutte quelle che contano hanno alla base un’unica cosa: il coraggio.

Il coraggio è l’ingrediente che distingue i deboli dai forti, gli uomini di successo dai deboli, i grandi dai mediocri.

Tutto ciò che si desidera nella vita ha un’impugnatura comune, fatta per la mano dell’uomo coraggioso.

Aver paura significa esser vivi. Agire contro la paura significa essere uomini

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