Il rilassamento fisico
Il rilassamento fisico
Quando durante i Corsi di Dinamiche della Mente e del Comportamento, sia a quelli aperti a tutti che in quelli per sportivi, affronto il tema del rilassamento, lo associo sempre al concetto di “tensione produttiva”.
A prima vista, il concetto di rilassamento viene assimilato, soprattutto dagli sportivi, come a un qualcosa di simile all’ “addormentamento”, e lo si vede di conseguenza come inutile, se non dannoso, alla prestazione agonistica, in quanto si ritiene che l’agonismo sia fatto di alta intensità ed energia, se non di tensione. Ciò, in parte è vero, ma è pur vero che la tensione, sia fisica, che emozionale, che mentale, deve essere “produttiva”, nel senso che non deve essere né troppa, né troppo poca; ed il rilassamento diventa, in questa ottica, come sinonimo di “tensione produttiva”, cioè di uno strumento che permette di mettersi nella dose di “tensione” tale da permettere la miglior prestazione.
A titolo di esempio, la velocità è il risultato non tanto della rapidità con cui si riesce a contrarre i muscoli, ma della rapidità con cui si riesce a rilassarli in modo tale che essi non agiscano da freni al movimento di accelerazione. Se i muscoli non si rilassano abbastanza rapidamente, non soltanto la velocità della gamba viene trattenuta, ma l’impulso dell’arto lanciato in avanti tira contro il muscolo semitendineo contratto e lo strappa. Lo stiramento del tendine della coscia, così comune negli sport, è sintomo che l’atleta non è sufficientemente rilassato; questo tipo di infortunio, come del resto la maggior parte degli infortuni, si verifica durante la parte finale della prestazione, quando i muscoli sono affaticati e l’atleta tenta di usare della forza in più per mantenere l’intensità dell’azione. In questo caso, il tendine resiste e si ha lo strappo, conseguenza del fatto che l’atleta ha fatto esattamente l’opposto di quello che bisognava fare: se voleva muoversi più in fretta, doveva concentrarsi non nell’impiegare più energia, ma nell’aumentare il proprio rilassamento.
Per una corretta prestazione agonistica, il corpo tutto dovrebbe essere nella giusta dose di “tensione produttiva”, perché durante l’esecuzione di un gesto tecnico, alcuni muscoli saranno “sotto pressione”, mentre altri dovranno stare tranquilli, a riposo, per non andare ad intralciare quelli che stanno lavorando. Non solo, ma ci sono poi delle parti del corpo che sono fondamentali per una buona esecuzione e che, invece, sembrerebbero, a prima vista, del tutto ininfluenti. Per fare un esempio concreto, che mi ha toccato personalmente, al tempo in cui giocavo, scoprii che per fare un buon tiro a canestro mi era indispensabile avere un buon appoggio dei piedi ed imparai così che un buon tiro partiva sempre da un buon equilibrio sui piedi.
Il concetto di rilassamento di applica a qualsiasi movimento, in qualsiasi sport, anche nel golf. Più sono rilassati i muscoli antagonisti, più rapido e, paradossalmente, più potente, sarà il movimento; ed è proprio la capacità di rilassarsi che mette in grado giocatori e giocatrici dal fisico minuto di far percorrere ad una pallina con un colpo solo, grandi distanze. A qualsiasi giocatore di golf, professionista, dilettante o amatore, piace “sparare” la pallina dal tee di partenza (e non solo da lì) alla massima distanza possibile, che sia di 300 o 200 o 150 metri, per arrivare ad avere maggiori possibilità di ottenere il tanto agognato “birdie” o “eagle” (per quelli bravi) o “par” (per quelli del mio livello …). Per riuscirci, è necessario avere, prima di tutto, i muscoli rilassati. Un muscolo rilassato può essere esteso per una lunghezza maggiore di un muscolo in tensione; sino ad un certo limite, più è esteso più potente è la contrazione.
Il rilassamento è la prima tecnica di “allenamento mentale” che viene proposta nei Corsi di Dinamiche della Mente e del Comportamento, e viene sperimentata nella sua dimensione “statica”, nel senso che la si prova in una situazione che può essere paragonata, per il golfista, al “campo pratica”. Durante il Corso, si apprende la tecnica da fare applicare alla mente per mettersi in quella situazione di “tensione produttiva” che abbiamo visto sopra; quindi la si sperimenta, in modo che l’allievo verifichi da subito come “funziona” anche in pratica. Quindi l’allievo potrà proseguire a casa, o dove vuole, per conto suo, tale “allenamento mentale” che, al pari di ogni forma di allenamento fisico, porta all’ “irrobustimento” dell’ “oggetto” dell’allenamento. Così come l’allenamento in campo pratica con i legni, i ferri, il pitch, il sand e il put fa sì che poi in campo si vengano a riproporre i colpi allenati e migliorati in campo pratica, l’allenamento mentale, e in questo caso il rilassamento, “praticato” nella sua fase “statica” fa sì che lo si porti poi nella fase “dinamica” della vita di tutti i giorni, sport compreso. Si tratta, né più né meno, di allenare la mente, nei tempi e nei modi corretti, in modo tale che le sensazioni di rilassamento (ed altre, che vedremo nelle prossime “schede”) vengano vissute anche durante la prestazione sportiva, nel “qui ed ora” dove essa si svolge. Questa è la “Dinamica della Mente”, non pertanto un qualcosa di staccato dal contesto quotidiano, ma al contrario, un qualcosa direttamente coinvolto in esso; né può essere diversamente, visto che ogni persona si porta dietro la sua “macchina”, fatta di fisico, emozioni, mente e spirito, per 24 ore su 24. L’idea di fondo è quella di fare in modo che tale “macchina” funzioni al meglio.
La capacità di rilassare il corpo non porta dei benefici solo nella sfera muscolare dinamica, rendendoli più tonici, elastici e coordinati tra di loro, ma determina dei benefici più “globali”. Vero è, infatti, che il rilassamento comporta, oltre che una normalizzazione e una distensione del tono muscolare, così attenuando le tensioni muscolari, un recupero di energia pari a quello che c’è in tre ore di sonno profondo e fa sì che si normalizzi il ritmo respiratorio, la pressione arteriosa e la circolazione periferica; il battito cardiaco diventa normale e naturale; migliora la qualità del riposo (se fatto prima di addormentarsi), la mente si equilibria, evitando stati di ansia e angoscia, aumenta l’attenzione, la concentrazione e la memoria, facilita il processo di cicatrizzazione delle ferite, grazie ad una vasodilatazione che porta da un maggiore afflusso di sangue e si attenua la soglia del dolore.
Arrivati a questo punto, si vorrebbe, forse, sperimentare in concreto una tecnica di rilassamento, anche per valutare se e come “funziona”. Ho già peraltro scritto che queste schede sono forzatamente “incomplete”, in quanto non né possibile fare certe esperienze on line (anche se mi risulta che ci sia, ci sta provando) o in via “virtuale”, né è possibile apprendere certe cose (come la tecnica di rilassamento) solo leggendo un articolo o un libro; sarebbe come se uno pretendesse di imparare a nuotare, dattilografare, guidare una macchina, ballare, fare all’amore o una qualsiasi altra attività (… giocare a golf) esclusivamente leggendo una serie di istruzioni o di nozioni. Tutte queste manifestazioni di capacità richiedono addestramento pratico ed esperienza, tuttavia, in una ipotetica cassetta di “pronto soccorso” per il golfista che vorrebbe comunque rilassarsi un po’, lì durante il gioco, si potrebbe mettere le seguenti avvertenze:
- controllate la respirazione. Quando si è tesi, si tende a bloccare la respirazione; quando si è ansiosi, si tende ad accelerare la respirazione e la respirazione ha effetti diretti sul tono muscolare e su tutto il corpo. Ricordate che la fase più importante della respirazione è l’espirazione, perché è in questa fase che la muscolatura si distende e si rilassa.
- non forzate i movimenti. Un buon colpo è sempre la conseguenza di un movimento armonico e coordinato.
- cercate di entrare nel “ritmo” del gioco. E’ un po’ come “entrare in partita”, che poi è quella dimensione psico-fisica nella quale si sviluppa in concreto tutto il gioco.
- non prendetevi troppo sul serio. E’ molto difficile rilassarsi se si prende quello che si fa come una questione di “vita o morte”. L’eccellenza nella propria prestazione la si raggiunge, paradossalmente, quando si prende sì sul serio l’impegno da affrontare, ma non si mette in gioco la propria persona, come se da quella prestazione dipendesse il proprio “destino”.
- se vi è possibile, quando vi sentite troppo tesi (o troppo poco), estraniatevi un attimo. Nel primo caso, è vero che l’adrenalina è come un alto numero di ottani nella benzina e ben può dare più potenza, ma il passaggio di troppa adrenalina attraverso l’organismo può rovinare la prestazione, perché così si tende a concentrare questa potenza supplementare dove non ce n’è bisogno. Se invece vi sentite troppo poco “carichi”, avete bisogno di innalzare il livello di energia ed estraniarsi un attimo può essere utile per ritrovare le giuste “sensazioni” che, peraltro, non possono arrivare se usate la coercizione ma, invece, tramite la persuasione.
Questo, per quanto riguarda la cassetta del “pronto” soccorso.
E’ anche vero che, trattando l’argomento del rilassamento, si finisce con inserire aspetti collegati anche con le emozioni e la mente, né può essere diversamente, visto che lo “psico-soma” di ogni giocatore è strettamente collegato; così, nella prossima puntata, tratteremo di un particolare aspetto che si incontra non appena ci si rilassa un po’: le emozioni e il loro controllo.
Buon gioco.
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