Articolo apparso su Corriere Veneto il 30 maggio 2008: giocando si insegna meglio
“Giocando si insegna meglio”
Dr. Niccolò Bisazza
Figura importante, quella del maestro. Spesso fondamentale. Nella scuola, certo, ma anche nello sport, nessuna disciplina esclu- sa. Apprendere i rudimenti di base, imparare a stare sul campo, sul piano tecnico e comportamentale, capire come avvicinarsi ad una gara: ele- menti determinanti nella formazione di un aspirante atleta che si possono conoscere solo grazie alla vicinanza di un buon insegnante.
Come conferma Niccolò Bisazza, 40 anni, vicentino di nascita, veneziano di residenza, uno dei migliori gioca- tori veneti in campo golfistico negli anni Ottanta-Novanta e dal ’99 istrut- tore tra i più apprezzati sul territorio. Il green Bisazza ha iniziato a frequen- tarlo sin da bambino: “Avevo circa quattro anni – racconta – quando mio padre Enrico cominciò a portare me e mio fratello sul campo, a Padova. Il “virus”, insomma, stava in famiglia. La passione è arrivata ovviamente più tardi, attorno ai 10 anni. Il golf è soprattutto una sfida con se stessi, per questo l’ho sempre amato”. Proseguendo nella storia, Niccolò diventa in breve giocatore, un ottimo giocatore, e raggiunge lo status di professionista nel ‘94 collezionando numerosi risultati di prestigio, a livel- lo nazionale e internazionale: “Ricordo in particolare quando sono entrato nella Top Ten Challenge e un incontro con Costantino Rocca, anche se ho perso”.
Poi, sulla fine degli anni Novanta, le cose cambiano: “Sponsor, qui da noi, ce ne sono pochi e io mi sono trova- to a dover fronteggiare una situazio- ne economica piuttosto pesante”. Così decide di cambiare strada: lascia l’agonismo, ottiene l’abilitazio- ne didattica e abbraccia la carriera di maestro: Albarella, una parentesi a Vicenza, infine la chiamata al golf club di Venezia.
“Fare il maestro non rientrava nei miei piani, almeno da ragazzo. E’ stata un po’ una necessità, però ora sto benissimo ed è un mestiere che svol- go con grande soddisfazione”. Al punto che dal 2002 è titolare di una scuola che gestisce insieme al fratel- lo Federico, 36 anni e un passato da atleta ricco di successi.
“Cosa serve per essere un buon maestro? La passione, il golf va amato in modo totale e non è una esagerazio- ne. Praticare questa professione pen- sando ai soldi è del tutto sbagliato. Per giocare bene, serve spaccarsi le mani sul campo pratica. A meno che non si sia toccati da un dono di natu- ra. Purtroppo, oggi, quelli disposti a faticare sono pochi”. A Venezia, in giornate piene, specie in primavera ed estate, che trascorrono sul campo dalle 8 alle 13 e dalle 15 alle 19, Bisazza allena persone di ogni età, giovani e meno giovani: “E per ciascuno occorre un approccio personalizzato. C’è chi vuole gio- care subito e allora si deve rivolgere un messaggio diretto e semplice; chi ha pazienza e in tal caso si cura maggiormente la tecnica. Un maestro deve essere duttile mentalmente, capire chi ha davanti. I momenti belli arrivano quando si riesce a portare un individuo con limitate capacità fisiche al massimo delle sue potenzialità, perché allenare uno di talento è trop- po facile”. “Flessibilità mentale e pazienza sono gli altri segreti del mestiere”
In Veneto, i golfisti di caratura internazionale latitano: qualcosa tra le donne, quasi nulla tra gli uomini. “E’ vero, nel professionismo non stia- mo tanto bene. Però possiamo sperare nei giovani a patto che non si pensi al risultato immediato.
Tentare di bruciare le tappe è pericoloso: disponibilità a crescere per gradi e fare sacrifici, restando sul campo anche 8-10 ore al giorno, soltanto così è pos- sibile salire in alto”.
E a chi, invece, pensa ad un futuro da maestro cosa si sente di dire? “Armatevi di pazienza e imparate a rimanere a lungo sul campo pratica. E ricorda- tevi di giocare spesso. E’ la filosofia della nostra scuola: giocando si insegna meglio”.
L’articolo è disponibile alla pagina web: http://www.bisazzagolf.com/ArticoloCorrVen30mag08.pdf
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